Testo critico di Michela Frontino

In natura le tracce indicano, suggeriscono, incuriosiscono e spingono a proseguire una ricerca. Ma se la traccia è interrotta si è portati a provare disorientamento e non si sa dove andare. La tridimensionalità del segno, che interrompe e impedisce di cogliere la visione d’insieme nei volti femminili proposti, è la chiave di lettura che porta istintivamente a voler toccare queste immagini, introducendo un velo di mistero e, al contempo, facendo sorgere degli interrogativi.

Cosa sono questi segni? E’ sulla curiosità di seguire idealmente quel segno con un dito che in Tracks si scopre una possibile risposta. Sono i pensieri che affollano la mente, sono quei pensieri che non corrono liberi, ma sono aggrovigliati, non sanno dove fluire e che hanno smarrito la strada. Sono i pensieri trattenuti, quelli  che non si annullano, nascosti nel nostro inconscio profondo in attesa, forse in un futuro non lontano, di riaffiorare. Sono le questioni rimandate a un secondo tempo, quando dinnanzi alle domande si paleseranno le risposte. Toccare idealmente aiuterà a percepire la loro presenza e una volta ritrovata la traccia o avuta la risposta giusta si potrà riprendere il cammino.

Quando l’ispirazione dell’artista coinvolge il corpo e la mente nell’esperienza come nell’espressione del sentimento, l’opera si fa istinto e passione e, nel linguaggio figurativo, mescola alfabeti e strumenti espressivi diversi tra loro. Nel caso di Tracks appare chiaro che la fotografia è parte di un processo creativo che interessa, prima di tutto, l’interazione fisica trà l’immagine e l’autrice. In pratica, la serie, secondo le parole dell’autrice, è il risultato di una manipolazione che viene incisa manualmente. E a guardar bene, è proprio il gesto il fulcro di questo progetto, perché ne determina la forma e il contenuto. Il gesto, infatti, assume un valore simbolico e metaforico che nulla ha a che vedere con l’hic et nunc della rappresentazione, ma interessa l’universo interiore e l’inconscio dell’artista. Con questo approccio, il gesto si trasforma in immagine e l’immagine, a sua volta, assume un valore e un significato che si sviluppa nella formula seriale e nella ripetizione ossessiva dello stesso soggetto. La traccia allora diviene la chiave di lettura dell’inetra sequenza; è un rincorrersi di <<pensieri che affollano la mente,che non corrono liberi ma che sono aggrovigliati e non sanno dove fluire perché hanno smarrito la strada>>.

 

 

Il Fotografo rivista fotografica

edizione Aprile 2017

pag. 84-85